Sono comparsi su tutti i giornali e sul web i selfie di due individui distinti, uno di sesso maschile ed uno di sesso femminile che si sono recati alla camera ardente, aperta per dare l’ultimo saluto a Maurizio Costanzo, a fare un selfie con Maria De Filippi, la vedova del celebre Giornalista e pilastro della Televisione Italiana, come se si trattasse di un evento qualsiasi in cui il VIP è un personaggio che non prova sentimenti.
Ovviamente è scattata la polemica, ma vorrei dire la mia su questi fatti orribili che vedono protagoniste delle persone che hanno ormai preso i social network come parte integrante della propria esistenza e del proprio essere. Essere protagonisti sempre e comunque in un episodio in cui si sentono parte di un qualcosa ignorando completamente i sentimenti altrui.
Dov’è l’etica, la morale, l’empatia oltre alla privacy di chi sta soffrendo ed è all’interno di quel luogo?
Purtroppo il Funeral Selfie è un trend che nasce negli Stati Uniti, come molte challenge, che poi giungono in Europa e nel nostro Paese. Su Instagram c’è un vero e proprio trend di amici o parenti che scattano selfie con il defunto ed esiste anche una sorta di guida su come comportarsi per “cavalcare l’onda” in un’occasione come questa che meriterebbe silenzio e rispetto del dolore e invece si trasforma in un malsano egocentrismo, bisogno di consensi e pubblicazioni sui social a caccia di conferme a base di like.
Nonostante i selfie siano sempre più diffusi, con questo articolo vorrei aprire uno spaccato per la riflessione. Si è sdoganata qualsiasi forma di umanità in nome di una popolarità sui social, ma dove porta? Perché i valori sono crollati così miseramente?
In parte c’è una dipendenza da social, unita alla voglia di apparire e l’assuefazione a una spettacolarizzazione di fenomeni shock che nel tempo vengono normalizzati. Cosa intendo per normalizzazione? Se ci abituiamo a vedere determinate cose che al primo impatto potrebbero terrorizzarci, con il passare del tempo, se sottoposti costantemente allo stesso stimolo il cervello tende a normalizzare la cosa per autotutela.
Trovo grottesca e terribilmente triste questo modo di strumentalizzare anche la morte per un piccolo spazio di visibilità. Tralascio ciò che potrei scrivere su chi aderisce e “sfrutta” questa moda, ma è un fenomeno che per me è inaccettabile perché non è umano in quando non è empatico ed è palese l’assenza valoriale di questi protagonisti. Qui non si parla più “solo” di educazione digitale, si va ben oltre all’insegnamento di educazione, etica e valori che dovrebbero essere di base degli esseri umani in quanto tali.
Inutile dirvi che vi raccomando, da adulti, di provare a spiegare la differenza tra essere sempre protagonisti e essere umani, che la vita è un dono prezioso e che mercificare la morte è terribilmente sbagliato!
Spesso taccio per non dare ulteriore rilievo a determinati accadimenti che è meglio che cadano nell’oblio, mi piacerebbe che finisse nell’oblio anche questa moda, ma dato che potevo essere una fonte di informazione in tal senso ho deciso di prendere posizione ed esprimere tutto il mio sdegno per questa pratica che di “umano” non ha proprio nulla. I social network sono strumenti neutri, sta a noi utilizzarli nel modo corretto, ma prima occorre essere umani, altrimenti les jeux son fait!
#beaware
Annalisa Vicari