Ormai sappiamo che nel business gli influecer e i micro-influencer sono parte integrante della strategia di digital marketing di molte aziende, ma sapevate dell’esistenza dei Virtual Influencer, delle loro caratteristiche e dell’uso che ne viene fatto?
Da meno di un anno è “nata” Rozy la Virtual influencer Coreana, colgo l’occasione per raccontarvi di loro.
I virtual influencers sono avatar, con caratteristiche precise e scelte a tavolino al momento della loro creazione, che cercano di incarnare personaggi identitari forti, con un comportamento molto simile a quello degli esseri umani. Nascono dal minuzioso lavoro di programmatori esperti in grafica computerizzata e vengono successivamente animati da sistemi avanzati di intelligenza artificiale. Se vi state chiedendo perché nascono, la risposta è molto semplice ed è per il business. Infatti aziende di moda li usano proprio come gli influencers che conosciamo, con la differenza che non commetteranno mai errori.
La prima virtual influencer è nata nel 2016, si chiama Miquela Sousa (@lilimiquela su Instagram) ed è una bellissima modella appassionata di make up e musica con circa 3 milioni di folloewers che interagiscono costantemente con lei. E’ stata scelta come influencer da brand del calibro di Prada, Chanel, Calvin Klein e Samsung.
Poi abbiamo Noonoouri (@noonoouri) bellissima ragazza dai lineamenti orientali, che vive a Parigi ed è anche attivista e vegana. Ha un seguito di soli 370 mila followers e fa parte dell’agenzia statunitense Imgmodels, che si occupa dei suoi ingaggi con i brands. Sino a ora è stata scelta da Dior, Versace, Cavalli, Furla e altri.
Tra i virtual influencers rientra anche un bad boy di 22 anni, tatuato, che si chiama Blawko (@blawko22) con “soli” 150 mila followers, ma ha già all’attivo collaborazioni con brand come Versace e Burberry.
Se sono nati i virtual influencers è ovvio che gli vengano attribuiti molti pro, come l’engagment rate molto più elevato rispetto agli influencers, controllo diretto dell’azienda sulla comunicazione e sulle caratteristiche dell’avatar che più si confanno al loro Brand, contratti con un costo inferiore e pare che l’unico contro sia il costo elevato visto che si tratta di un’intelligenza artificiale, ma che sarà sempre inferiore rispetto ai costi di un influencer umano, non completamente manovrabile, soggetto a comportamenti che potrebbero causare epic fail con i relativi costi per recuperare al danno di immagine.
Per quel che avete letto sin qui sembrerebbe che i virtual influecers siano semplicemente perfetti strumenti di comunicazione e strategie di marketing per ogni brand, ma stiamo tralasciando la parte più importante su cui vorrei porre l’attenzione augurandomi di farti riflettere.
Il peggior rischio di questa nuova figura di Virtual Influencer è la perfezione che non appartiene all’essere umano. Si tratta di giovani ragazzi o ragazze senza alcuna imperfezione fisica, che appariranno sempre gentili, non invecchieranno, non sbaglieranno mai e quindi non rispecchiano affatto la realtà dei loro followers. Raffrontarsi, o peggio, identificarsi in questi avatar perfetti potrebbe essere devastante per il problema già esistente della dismorfofobia.
Ogni nuova tecnologia porta con sé pro e contro, come ogni cosa, ma siamo certi che la deumanizzazione, sia la nuova frontiera inevitabile per il business?
Mi auguro che questo sia solo un trend, un Hype che vedrà i virtual influencers sparire come meteore, perché le implicazioni per noi esseri umani potrebbero esser davvero dannose.
Concludo con un consiglio: ricordate di non paragonare voi stessi a nessun altro perché la bellezza di noi esseri umani risiede proprio nella nostra unicità con tutti i pregi e difetti che ci accompagnano.
#beaware