Facebook in capo a Zuckerberg è stato letteralmente travolto dalla campagna Stop Hate For Profit, dal momento in cui colossi internazionali hanno sposato la causa e dichiarato pubblicamente che non investiranno più (alcuni solo per il mese di luglio) in advertising su Facebook e Instagram.
Scrivo questo post a qualche giorno di distanza dagli accadimenti perché stamane ho ricevuto un messaggio da una collega che, appresa la notizia, mi chiedeva spaventata: “Quanti posti di lavoro moriranno tra agenzie e freelance che svolgono l’attività di Social Media Manager?”.
Una paura legittima e rafforzata dal periodo Emergenza Covid che sicuramente ha tolto molta lucidità e capacità di analisi oggettiva delle situazioni.
Partendo dal fatto che non possiedo una sfera di cristallo o la verità infusa sul prossimo futuro, vorrei dare la mia risposta a questa domanda, ma prima occorre fare una panoramica dei fatti realmente accaduti nei giorni scorsi andando in ordine cronologico.
Sappiamo tutti che cosa è avvenuto con la morte di Floyd negli Stati Uniti e quali ripercussioni ha avuto questa vicenda, che ha visto esplodere la protesta che ha preso il nome di Black lives matter, dapprima in America e poi in tutti gli Stati del mondo. Una fervente protesta contro il razzismo che ha visto Trump tra gli antagonisti. Il problema di Facebook ha inizio proprio dal post di Trump sulle proteste di Minneapolis che Zuckerberg si è rifiutato di segnalare, al contrario di Twitter che ha preso un’immediata posizione in merito.
Stop Hate For Profit è una campagna sorta da associazioni, a cui si sono uniti Brand molto importanti contro i suprematisti bianchi e l’incitamento all’odio e alla violenza all’odio razziale.
L’obiettivo di Stop Hate For Profit è quello di far assumere ai gestori dei social network la responsabilità del comportamento dei propri utenti all’interno della piattaforma e dei contenuti che ospitano.
L’accusa mossa a Zuckerberg è proprio quella di non avere una policy efficace contro odio e violenza, cosa nota e risaputa dal CEO, ma per troppo tempo snobbata oppure non ritenuta sufficientemente rilevante per porvi rimedio.
Ora però diviene un problema molto serio per Facebook che ha sempre vissuto per il 70% di advertising.
L’unione di Brand come Coca Cola, Unilever, Starbucks, Nort Face, Microsoft e tantissimi altri che giorno per giorno vanno ad aumentare, di sospendere l’advertising su Facebook e Instagram per richiedere uno spazio privo di razzismo, creando community online inclusiva e senza che l’hate speech venga tollerato sono un segnale forte e chiaro visto che tocca direttamente l’intera economia di Facebook.
Sappiamo bene che coi “se e i ma” non andiamo da nessuna parte, quindi mi pare inutile dire che Zuckerberg avrebbe dovuto pensarci prima, ma ora è “con le spalle al muro” e ha dichiarato che prenderà provvedimenti seri in merito, ma le parole non bastano più.
Ultimamente le sue piattaforme, e non solo, si sono davvero riempite di tutte quelle emozioni negative, quali odio, violenza, minacce, razzismo, che riesce difficile anche a me tollerare e che non fanno assolutamente bene né ai social network, né agli utenti che le popolano. Sappiamo bene che da tutte queste emozioni non traiamo altro che ulteriore pessimismo, rabbia e aggressività, in un periodo storico dove ci sarebbe tanto bisogno di collaborazione, sostegno, ottimismo, umanità.
Da questo mio ultimo paragrafo potete già capire la mia posizione in merito a questa campagna, ma voglio dichiararla apertamente: se questo è l’unico modo per avere un web più pulito e non tossico, ben venga!
Come vi anticipavo non ho la bacchetta magica, ma tornado alla domanda della mia collega su che fine faranno i Social Media Marketing Manager io sono ottimista, perché sono convinta che Zuckerberg non vorrà veder morire la sua “creatura” e si adeguerà finalmente a una policy più severa e restrittiva, per cui i Brand avranno ancora voglia di investire il loro denaro in advertising senza il timore di rovinare la propria immagine e tutti noi avremo finalmente modo di esprimere la nostra autenticità nella collaborazione senza distinzioni di colore, lingua, religione o politica.
E voi cosa avreste risposto? Scrivetemelo nei commenti.
#beaware