
Ieri, 12 luglio 2016, in una tratta della ferrovia regionale pugliese due treni si sono scontrati frontalmente uccidendo 27 persone e lasciandone ferite almeno 30.
Una tragedia in una località stupenda del nostro Bel paese, presa d’assalto d’estate per le località turistiche, paralizzata per la morte di quegli innocenti che per sciagura si trovavano nel momento sbagliato, nel posto sbagliato.
Fin dai primi momenti è emersa l’emergenza trasfusioni sui social che in piccola parte sono stati utili per informare le persone in loco su dove recarsi per donare il proprio sangue.
Poi la tragedia.
Non riesco bene a esprimere ciò che sento per quello che ho visto sin da ieri pomeriggio sui social. Tutti i social: Facebook, Instagram e Twitter i principali.
Commenti su Facebook che di proposito non verranno qui riportati sulla felicità di alcuni individui ben nascosti dietro a una tastiera che si dichiaravano felici per la morte di un po’ degli abitanti di quella regione, immagini satiriche sulla tragedia.
Su Twitter e Instagram il problema si è fatto più serio quando Mediaset ha deciso e dichiarato che non avrebbe trasmesso il programma in prima serata per rispetto a ciò che era accaduto. A quel punto i fans del programma sono riusciti a tirare fuori il peggio di sé stessi, sentendosi Déi, immortali, egoisti, cattivi…tutto per la mancata trasmissione di un programma di distrazione, di bassa lega, registrato.
Dopo aver letto i primi commenti e la piega che avevano preso, ho deciso di non esprimermi per non essere troppo aggressiva, augurandomi che il social media manager di turno facesse il proprio dovere, quello di mettere a tacere questa sgradevole situazione, allontanandomi da queste sterili conversazioni.
Questa mattina ho visto che nessuno ha fatto il suo dovere e ho ulteriormente capito quanto sia triste questa Italia che si rattrista per gli attentati che accadono all’estero e ridicolizza le sciagure italiane.
Oggi più che mai penso che occorrano delle leggi chiare e delle normative serie per andare a prendere singolarmente chi da dietro un computer o uno smartphone non si limita ad esprimere liberamente il suo pensiero, ma incita all’odio.