Avete presente quando siete dei “poveri” studenti universitari che devono dare un esame da piano di studi di una materia che odiano?
Siamo certi che il problema e l’odio che abbiamo nei suoi confronti sia la materia in sé, poco avvezza alle nostre inclinazioni personali?
Rifletto molto e spesso, mio malgrado, e mi sono resa conto che il problema che riscontriamo nei confronti della materia di studio in questione, che nel mio caso si chiamava Statistica, non era dovuto alla mia mancata predisposizione, ma all’errato metodo di insegnamento e alla modalità d’esame universitario.
Nel mio caso l’esame di statistica era suddiviso in 3 esami parziali e andava per gradi, passato il primo parziale, davi il secondo e se non prendevi almeno 18, dovevi ricominciare ridando il primo e la stessa cosa valeva per il terzo parziale.
Quindi quando vedevi la “luce in fondo al tunnel” avendo passato il primo e il secondo parziale se non passavi il terzo, ripartivi dal “VIA”!
Il metodo ovviamente venne modificato perché giudicato fallace e inutile esattamente l’anno successivo a quando io riuscii a passare tutti e tre gli esami parziali di seguito.
Vorrei addentrarmi ad analizzare i risvolti positivi e negativi di questo sistema che mi è toccato seguire. Perché esiste sempre il lato positivo!
La mia preparazione in Statistica è stata molto molto alta, dati gli scogli da superare e i continui ripassi.
Ricordo come fosse ieri tutte le volte che mi chiedevo a che cosa mai mi sarebbe servita la statistica nella vita oltre alla gioia provata vedendo sul mio libretto il voto 22/30 finale!
Ebbene, da qualche tempo mi sono accorta che tutte le mie pene sono servite tantissimo.
Oggi in una semplice Facebook Ads la capacità di analizzare i dati a disposizione è un valore imprescindibile e mi riesce con estrema facilità senza neppure dovermi soffermare a pensarci più di tanto.
Come mai?
Il cassettino della memoria che contiene tutti gli studi e i ripassi di Statistica è divenuto un automatismo e tutto il tempo investito allora lo guadagno oggi nel mio lavoro.
La conclusione di questo lungo “pippone” è che anche se nel momento in cui viviamo non ci accorgiamo di quanta importanza abbia ciò che apprendiamo o studiamo per obbligo, in un futuro certamente ci tornerà utile, facilitandoci la vita e non solo.
Credo che tutta la cultura che incameriamo strada facendo sia un arricchimento personale, tutta! L’importante è non arrendersi mai, perseverare, essere costanti e i frutti arriveranno e saranno ancora più gustosi.
Vi è mai capitato di dover imparare qualcosa che detestavate, ma che poi vi è tornato utile? Scrivetelo qui sotto nei commenti.
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