
Tempo fa scrissi un post intitolato: Instagram il social trash italiano e finalmente da circa un mese anche le autorità si sono accorti che qualcosa non era in regola proprio su Instagram.
Rispetto ai tempi in cui scrissi quel post le cose sono un po’ migliorate, infatti aumentando il bacino di utenza, il social network re delle immagini e dei selfies è meno peggio di qualche tempo fa. Vi si trovano begli scatti di paesaggi, monumenti, arte, persone e scene di quotidianità e non sono influencer o pseudo tali che fanno pubblicità occulta.
E’ normale che brand e aziende si rivolgano a personaggi “influenti” su un canale come Instagram per sponsorizzare i propri prodotti o servizi, per ottenere visibilità e un riscontro in termini di vendite, ma è bene che vi siano regole sulla pubblicità.
Fino a qualche mese fa, ancora nessuno si era posto questo problema.
Iniziamo cercando di capire chi può essere realmente “influente”.
Si può parlare di influencer quando coesistono tre fattori:
Passiamo al fulcro del problema.
Vi sono moltissimi blogger, vlogger, instagrammer, belle ragazze e bei ragazzi che magari hanno partecipato a qualche programma televisivo che vengono contattati oppure contattano il brand di turno e in cambio di omaggi o denaro (in gergo tecnico il denaro ricevuto si chiama Fee, e rappresenta una tantum che l’influencer si attribuisce per la pubblicazione) pubblicano su Instagram il loro scatto con il prodotto o servizio senza palesare in alcun modo che si tratta di pubblicità, in quanto il brand rimane la parte occulta. In questo caso è banale dirvi che siamo di fronte a pubblicità occulta che viola la legge.
Sono state istituite regole chiare e precise, perché la pubblicità svolta dai “veri” influencer debba essere per forza palesata anche sono con un hashtag riconoscibile come fa Chiara Ferragni, che utilizza #ad e il tag del prodotto, per cui l’utente è consapevole che si tratta di pubblicità, esattamente come avviene nei canali tradizionali.
Si auspica sempre che gli influencer abbiano un’etica professionale per cui rivelino che ciò che postano è stato retribuito e quindi si tratta di pubblicità, ma purtroppo ciò avviene ancora raramente a discapito dei followers che si fidano dell’influencer di turno rimanendo all’oscuro del fatto che ciò che vedono è a tutti gli effetti pubblicità, retribuita e non dichiarata, per cui anche l’Influencer di turno è scorretto non solo verso i suoi followers, ma anche per quanto riguarda il fisco.
Se siete un’azienda e vi piace l’idea che il vostro brand venga sponsorizzato da un influencer, prima di gettare il vostro denaro, chiedete la consulenza di un professionista che saprà dirvi se realmente quel personaggio è un influencer per il vostro mercato di riferimento e può portarvi visibilità, con un ritorno di immagine e di vendite oppure no, ricordando che non bastano i K followers a fare di un personaggio un influencer, anche perché i followers si possono acquistare a pacchetti low cost (altra attività palesemente illecita).
Investite il vostro denaro, non gettatelo!
#beaware
Annalisa Vicari