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Reactions Telegram e Facebook: a cosa servono e come vengono usate

Reactions

Telegram nei primissimi giorni del 2022 introduce le reactions, insieme ad altre funzionalità come lo spoiler nella sua piattaforma, ma concentriamoci sulle reactions. Facebook è stato il primo social network a introdurre le reactions, partendo dal famoso pollice all’insù per poi estenderle a tutte le emoji che vediamo oggi.

In questo articolo ti racconterò:

Cosa sono e a cosa servono le reactions?

Le reactions sono delle emoji (differenti nelle varie piattaforme social) che vanno dal pollicione all’insù, al cuoricino e alla rabbia che ci permettono di manifestare, senza digitare alcun vocabolo, il nostro sentiment verso ciò che stiamo leggendo o guardando.

Quindi le reactions possono considerarsi dei veri e propri feedback, comodi, semplici, diretti e veloci per comunicare on line.

Servono a chi pubblica per capire il pensiero degli altri utenti in merito all’argomento trattato e agli utenti per esprimersi senza “proferir” scrivere parola.

Reactions su Telegram

Telegram nei primissimi giorni del 2022 introduce le reactions, insieme ad altre funzionalità come lo spoiler nella sua piattaforma, ma concentriamoci sulle reactions.

Le reactions su Telegram sono ancora poco conosciute, ma questa implementazione è una funzionalità nativa e attivabile in tutte le chat, dalle comunicazioni one to one, ai canali e ai gruppi.

PRO: comodità, velocità di reazione e manifestazione del sentiment, disponibilità su tutti i tipi di chat sia per mobile che per desktop.

CONTRO: necessità di settarle per ogni Gruppo o Canale. Se vogliamo considerarlo come “contro” le reactions di Telegram non sono automatiche, ma occorre implementarle in Gruppi e Canali, inoltre non tutti coloro che utilizzano Telegram sanno che esistono  le reactions per tutti.

Per approfondire e capire come si fa a inserire le reactions su Telegram vi lascio qui l’articolo di Inside Telegram perché nelle mie righe vorrei fare un focus sulle reactions.

Reactions su Facebook

Facebook nasce con la famigerata reaction del pollicione all’insù, successivamente le reactions sono state implementate e a oggi abbiamo la possibilità di usare, oltre al pollicione all’insù, l’emoji “abbraccio”, “amore”, “sigh” e “rabbia”.

Le reactions di Facebook sono sotto ad ogni post nei profili personali, nelle pagine, nei gruppi e nella messaggistica privata di Facebook che si chiama Messenger e sono disponibili per tutti senza la necessità di doverle inserire manualmente. La piattaforma Meta ha deciso così.

Come è cambiato l’uso delle reactions su Facebook e quanto valgono per l’algoritmo?

Questo articolo nasce dalla mia osservazione nell’uso delle reactions di Facebook che è cambiato negli ultimi mesi.

Facebook attribuisce un valore differente alle reactions, che contribuisce alla visibilità di un post, quindi se su Telegram sono davvero soltanto un feedback, su Facebook oltre a essere un feedback per la persona che pubblica, incidono sulla visibilità di ciò che pubblichiamo e se il post non ottiene reactions, in particolare reactions differenti dal semplice like, resterà visibile a pochi utenti ed è per questo che vengono chiamate in gergo tecnico vanity metrics perché gli utenti attribuiscono molta importanza alle stesse in termini di gradimento e molti vivono in attesa di ottenere reactions positive senza conoscere cosa sta dietro agli algoritmi e sentendosi frustrati per la loro assenza.

Prima di scrivere questo articolo, per avere dati di riprova alla mia sensazione, ho lanciato dei sondaggi su Linkedin, Instagram e Telegram e ora posso raccontarvi la mia osservazione che è un dato di fatto, per cercare di farvi comprendere che non siete sbagliati, che i vostri post e i vostri pensieri non sono inutili e vi racconto perché.

E’ cambiato l’uso delle reactions su Facebook da parte degli utenti!

Complice la noia, il periodo storico poco sereno che stiamo vivendo, l’età degli utenti che usano Facebook come social principale che è meno reattiva, è palese che molti leggono i post e non lasciano neppure una reactions, ma il 30% degli utenti che non inserisce reactions è più propensa a scrivere direttamente un commento.

Resterò in osservazione su questo fenomeno che ho riscontrato perché conoscendo l’importanza algoritmica delle reactions su Facebook è inevitabile che alcunipost finiscano nel dimenticatoio e altri vengano letti senza che noi possiamo saperlo.

Noto una certa ritrosia a manifestare il proprio pensiero, a mostrare agli “amici” cosa pensiamo di alcune pubblicazioni e non dimentichiamo che è la strada più semplice per restare nell’ombra e “spiare dal buco della serratura”. Purtroppo la constatazione è proprio che la maggior parte degli utenti usi Facebook per non farsi i fatti propri, sapendo che noi non abbiamo modo di vedere chi ha letto ciò che abbiamo scritto.

Non abbiate paura di esprimere la vostra opinione, talvolta è meglio tacere se non se ne ha una, perché non possiamo sapere tutto, ma l’importante è non rimanere delusi pensando che nessuno legga ciò che pubblichiamo.

Per ringraziarvi di aver letto si qui, vi svelo un segreto, segretissimo, provate a pubblicare una story sul vostro profilo Facebook e lì potrete osservare in quanti vi leggono e non interagiscono.

Concludendo ti racconto come uso e vivo le reactions

Io le trovo estremamente comode e utili, le utilizzo su tutte le piattaforme in cui sono disponibili e spesso e volentieri aggiungo anche il mio commento.

Quindi sono molto felice che siano state introdotte su Telegram, piattaforma che apprezzo sempre di più proprio per le sue funzionalità native. Mi trovo molto bene per la messaggistica one to one e lo trovo un ottimo strumento di business.

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Scrivimi nei commenti cosa pensi di questa mia osservazione e se la vivi anche tu.

 

#beaware

Annalisa Vicari

 

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