social media manager

Professione digital freelance una scelta continua

digital marketer freelance

In questo articolo vorrei raccontarvi la vita di una freelance che lavora da anni nel digital e con il web con una serie di considerazioni.

Decidere di fare il freelance è una scelta che può essere motivata da una molteplicità di fattori, ma resta una scelta che decidiamo di ripetere nel tempo, non perché non sapremmo far altro, ma perché nonostante tutte le difficoltà che dobbiamo affrontare, continuiamo a credere che sia quella migliore per noi. Come in ogni cosa, ci sono il dritto e il rovescio della medaglia.
Nel mio caso la mia scelta quotidiana è quella di poter essere libera di esprimere me stessa, la mia creatività, continuare a studiare, apprendere e porre in essere strategie diverse per ogni richiesta, la sfida quotidiana mi fa sentire viva e questo può essere visto come un pregio o un difetto, perché non riuscirei a dover eseguire il mio compito ogni giorno seguendo le direttive di un superiore senza poterci mettere del mio, la noia e il lavoro “meccanico” non fanno per me, ho bisogno di far lavorare la mia testolina per trovare sempre soluzioni che funzionino come dico io e io sono il primo giudice di me stessa, per cui sono estremamente pignola in primis sul mio lavoro e mi capita anche di mettere in discussione la mia soluzione e confrontarmi con colleghi per capire se sto errando e posso ulteriormente migliorare.
Gli scambi sono essenziali fonti di confronto e di possibile miglioramento per me e di conseguenza per il cliente.

Il covid ha avuto un forte impatto sia sociale che su chi svolge professioni come la mia.

Durante il primo lockdown mi sono spesa in prima persona lavorando probono per una causa relativa al terzo settore, quindi non sono qui a criticare chi ha messo a disposizione le proprie conoscenze per aiutare altre persone, ma visto il periodo si è abusato di consulenze gratuite, inserzioni per la gestione sottocosto dei canali social, in molti, professionisti e web agency, hanno cavalcato il momento con promozioni del tipo “ti offriamo la gestione social a partire da 39euro“, “vuoi cambiare vita? Guadagna 5 mila euro al mese con il mio webinar su come fare a soli X euro“.

Cosa hanno fatto queste persone?

Hanno sfruttato un momento di difficoltà generalizzato per incrementare il proprio business.

Qual è il messaggio che è passato alla maggior parte dei “non addetti ai lavori”?

Che lavorare sul web è facile, non ha costi, lo possono far tutti anche da soli, i professionisti fanno spendere un sacco di soldi lucrando sugli ignari clienti.

In questi due anni siamo passati dal non avere un nome che rappresentasse il nostro lavoro, come potete leggere nella mia intervista in cui ero stata denominata come visionaria, a un mondo in cui fioccano offerte di lavoro per social media manager, che sappiano fare grafica, conoscano linguaggi di programmazione informatica, sappiano far crescere esponenzialmente i followers su ogni piattaforma, siano esperti di pubblicità su tutti i social network, conoscano almeno tre lingue e via discorrendo e al contempo sono spuntati una marea di marketer e specialisti del web che hanno preso qualche certificazione che li fa sentire preparati e disponibili per qualsiasi lavoro riguardi l’internet.

Concludendo, adesso siamo in una fase in cui tutti credono di saper fare tutto e non riescono ad avere la capacità di comprendere che l’unico modo per essere professionisti freelance è avere delle competenze multidisciplinari, dal marketing, alla comunicazione, all’analisi dei dati, alla conoscenza delle piattaforme esistenti, ma che sappiano verticalizzarsi in quel che sanno fare meglio per offrire un servizio valido, professionale e di qualità per cui non basta seguire qualche webinar.

Un esempio concreto? Il sito internet è opportuno che venga realizzato da un web master. I contenuti? Da un copywriter. Le sponsorizzate sul social blu? Da chi è esperto in quello specifico lavoro e ne sa analizzare le performance. La gestione di pagine sui social? Da un social media manager. La strategia di digital marketing? Da un digital marketer.

Ora sono riuscita a spiegarvi perché i tuttologi e il fai da te non forniscono gli stessi risultati rispetto ai professionisti?

La cosa peggiore è che si è creata una tale confusione che anche le persone che hanno capito l’importanza di essere sul web, non conoscono quante e quali competenze occorrano per ottenere il famoso ritorno. Di questa confusione ne parla anche Veronica Gentili nel suo articolo, che vi consiglio di leggere per approfondire questo punto.

Inoltre molti di coloro che hanno regalato o si sono fatti sottopagare durante la pandemia hanno solo incrementato la percezione al ribasso del vero valore delle professioni digital.

Vorrei ricordare che dietro ai servizi forniti ci sono anni di studio, fatica e sudore, aggiornamenti costanti, confronti, esperienza, che hanno un valore e questo valore è pari alla remunerazione richiesta.

Aggiungo che non sapere quanto tempo occorra per completare le operazioni richieste, non implica che il professionista sia un truffatore, si tratta di realtà, perché anche noi siamo ospiti delle piattaforme che utilizziamo e non essendone i proprietari non possiamo garantire il risultato (come per i lavori intellettuali), ma soltanto che lo svolgeremo con la diligenza del buon padre di famiglia (come recitava un articolo del codice civile), che significa impegnarsi a mettere in atto la propria professionalità e il know how per raggiungere gli obiettivi prefissati, ma non siamo maghi e senza la sfera di cristallo, purtroppo capita di non riuscire a risolvere problemi indipendenti da noi, come i bug delle piattaforme.

Io cerco di essere sempre estremamente corretta in termini di puntualità, trasparenza e comunicazione di ciò che faccio, ma quando mi sento dire frasi del tipo “non hai risolto il problema, mi sembra assurdo spendere dei soldi” paragonando il mio lavoro alla fornitura di un prodotto che se non funzionante viene sostituito gratuitamente per legge o ne viene restituito l’importo speso, mi cadono le braccia.

E quindi che faccio?

Mi spiego meglio e provo a comunicare il concetto e mi soffermo a pensare se la scelta di fare la freelance è ancora quella giusta e continuo a credere che il mio lavoro possa apportare benefici a chi decide di affidarsi a me, quindi ingoio il rospo e vado avanti con maggiore consapevolezza di quanto mi piaccia il mio lavoro, di quanto ci sarà da combattere, ma di quante soddisfazioni ancora mi aspettano.

Mi auguro di non averti annoiato, ma di esser riuscita a farti fermare a riflettere sulla tua scelta nel caso tu sia, come me, un professionista freelance e di aver dipanato qualche dubbio se hai intenzione di investire nel digitale, che sia formazione, educazione o attività per migliorare e/o rafforzare la tua presenza per on line.

Scrivimi la tua esperienza qui sotto nei commenti.

#beaware

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