“L’Italia è un paese per vecchi”! Quante volte vi è capitato di sentire e dire questa frase? Sicuramente tante.
Vi siete mai soffermati a pensare che anche voi potreste essere parte di quei “vecchi”?
Io sì!
La cultura del lavoro in Italia è vecchia. Ed è soltanto uno dei punti da svecchiare di questo paese artisticamente fantastico ridotto allo sfascio e divenuto ottimo luogo di vacanze per turisti stranieri.
L’Italia è bella, colma di città d’arte, musei, paesi incantevoli e ha dato i natali ad artisti famigerati in tutto il mondo, ma oggi l’Italia bella è in una crisi economica profonda e anche le nostre bellezze ne risentono.
Ci hanno detto che il lavoro dobbiamo inventarcelo, che siamo mammoni, bamboccioni e mille altre cose ed in parte è vero perchè siamo cresciuti con delle regole ferree che identificano il lavoro.
In Italia il lavoro si svolge in un luogo di lavoro (ufficio, magazzini,ecc.), in un orario predefinito, con un contratto definito, con leggi e regole precise e imprescindibili e imprenditori e imprese che seguono le regole.
Vi siete accorti che sono proprio queste regole che fanno la cultura e la rovina del lavoro oggi?
Se non avete un luogo presso un’azienda in cui lavorate: non lavorate.
Se non avete orari prestabiliti: non lavorate.
Se non avete un contratto stabile: non lavorate.
Se non svolgete mansioni definite in sede di contratto: non lavorate.
Per far rifiorire l’Italia non serve il jobs act e il tanto conclamato lavoro flessibile che all’atto pratico consiste solo in contratti di prestazioni di lavoro precarie, occorrerebbe cambiare la cultura del lavoro come nel resto del mondo.
Noi siamo rimasti indietro ed è difficile sradicare questa cultura malsana.
Quanti di voi lavorano on line, nel web, nei social? Ormai credo siate in molti, ma se non svolgete questo lavoro in un ufficio significa che non lavorate per amici, parenti, e tutti coloro con cui venite a contatto.
Negli USA anche gli impiegati che svolgono un lavoro da ufficio possono tranquillamente lavorare da casa, all’azienda poco importa dove viene svolto il lavoro, per loro conta che l’impiegato porti a termine le mansioni per cui è stato assunto.
Negli USA non esistono contratti a tempo indeterminato, ma contratti tra datore di lavoro e lavoratore per svolgere ciò che occorre e lo stipendio non è mensile, ma settimanale. Inoltre lì vige la flessibilità, in quanto è il lavoratore stesso che spesso decide di cambiare azienda, non perchè non si trova bene, ma perchè ormai ha imparato tutto ciò che aveva da apprendere e vuole fare nuove esperienze e l’azienda è fiera di questi dipendenti, li lascia andare con la speranza che tornino con nuovi knowledge da fornire.
Ho preso gli Stati Uniti come esempio di cultura del lavoro nuova, lavoro flessibile nel vero senso del termine.
In Italia questa cultura non esiste, ma se vogliamo uscire dalla crisi, sarebbe bene che i dirigenti delle aziende guardassero fuori dalla propria porta.
La flessibilità VERA permette il continuo ricambio di personale che con il tempo acquisisce esperienza in differenti campi e porta produttività alle aziende. Questo ragionamento è fondamentale per il cambio della cultura del lavoro.
Ormai in Italia si “lavora” a pochi euro presso qualunque società e senza prospettive per portare a casa la “pagnotta”, le aziende che non falliscono restano sul filo del rasoio e i disoccupati aumentano, ma nessuno si chiede il perché!
Poca domanda e troppa offerta hanno portato le aziende a giocare al ribasso, non importa il titolo di studio, la meritocrazia, l’esperienza, puntano solo a spendere il meno possibile. Questo non è più lavoro, ma mero sfruttamento che i cittadini italiani e non solo hanno permesso di mettere in atto, sbagliando, ed oggi le conseguenze le pagano tutti.
Sono 3 anni che lavoro da casa, con un pc, una rete adsl, uno smarthphone android (non occorre l’ultimo modello iPhone per lavorare!), ma per tutti io sono una disoccupata che gioca in fb e non fa nulla.
Ecco da dove nasce il mio post di questa mattina. Svolgo un lavoro che in Italia sta muovendo lentamente i primi passi, faccio Social Media Marketing, ma quasi nessuno conosce l’esistenza di questa figura professionale, fondamentale per le aziende.
Le grosse multinazionali si stanno muovendo nel campo dei Social, ma gli altri sono restii proprio perchè non sanno nulla di questa figura che a basso costo offre una resa pubblicitaria enorme.
Le opportunità dei Social sono fondamentali nel mercato attuale e sicuramente anche in quello futuro, ma in Italia questa professione non è legiferata e quindi non esiste.
I primi approcci si hanno con piccole realtà aziendali in fase di start up che iniziano a capire che il mercato è saturo di qualunque cosa e vogliono differenziarsi e farsi conoscere, ma quanto è dura fargli capire che ruolo e che mansioni svolge un Social Media Manager.
Italia sveglia! Italiani aggiornatevi! Il futuro è ora!