Da qualche tempo ho visto spesso comparire su social come Linkedin e non solo, ne ha parlato anche Il Sole 24 ore nella sezione economia, il discorso sull’Employee Advocacy, con varie riflessioni e punti di vista, così ho deciso di trattare l’argomento per spiegare a tutti che cos’è l’Employee Advocacy, perché è importante, quali sono i vantaggi, come attuarla in modo strategico e gli svantaggi e i pericoli reputazionali nel caso non fosse trattata nel modo corretto.
Cos’è l’Employee Advocacy?
Per Employee Advocacy si intende quando i dipendenti di un’azienda si fanno portavoce dei valori aziendali, trasmettendo la propria percezione del luogo in cui lavorano, attraverso i social media come Linkedin, Facebook o Instagram, per creare maggiore fiducia verso l’azienda in cui svolgono le proprie attività lavorative.
Si tratta quindi di uno strumento di comunicazione interna che viene esternalizzato grazie ai dipendenti che diventano Ambassador, o Influecer (termine più conosciuto e alla portata di tutti).
Perché è importante l’attività di Employee Advocacy?
Arriviamo e siamo ancora in un periodo storico in cui l’infodemia regna sovrana e questo bombardamento informativo, ha fatto perdere credibilità alle fonti istituzionali agli occhi delle persone, che ad oggi credono molto di più al passaparola di persone che conoscono e di cui si fidano.
Allo stesso tempo c’è stato un incremento, sia in termini di utenza che di rilevanza, dei canali digitali. I social media sono divenuti delle vere e proprie casse di risonanza per cui le aziende con questo sistema hanno un incremento di visibilità, senza contare che i contatti di ogni singolo dipendente sono sicuramente superiori a quelli di una pagina aziendale sui social.
Per cui le aziende hanno iniziato a percepire il valore dell’attività di Employee Advocacy e spesso affidano linee guida ai dipendenti per svolgerla al meglio.
Quali sono i vantaggi dell’Employee Advocacy?
Come vi ho anticipato nel paragrafo precedente le attività dei propri collaboratori portano all’azienda innumerevoli vantaggi di cui posso farvi un piccolo elenco, da suggerire all’azienda in cui lavori nel caso in cui non avesse ancora preso in considerazione il valore di questo strumento e dei propri dipendenti.
Oltre ad ottenere maggiore visibilità e riconoscimento del brand, i vantaggi di una buona attività di Employee Advocacy sono:
- Incremento del traffico sul website aziendale
- Incremento della fidelizzazione dei clienti al Brand
- Miglioramento organico delle prestazioni sui canali social
- Attrattività verso i nuovi collaboratori
- Diminuzione dei costi di Marketing
- Incremento delle vendite
Vi sembra troppo bello per essere vero? Se la pensate così è perché non avete ancora approcciato a un’efficace Employee Advocacy o non le avete attribuito la giusta importanza.
Come creare la strategia di Employee Advocacy?
Come vi ho detto qui sopra l’Employee Advocacy per funzionare deve essere efficace e preventivata, quindi occorre creare una strategia prima di iniziare, altrimenti potreste incappare negli svantaggi e nei problemi reputazionali di cui vi parlerò di seguito.
Per creare una buona strategia di Employee Advocacy occorre passare da 3 step principali:
- Cultura aziendale basata su trasparenza e libertà: affinché i dipendenti divengano degli ottimi brand ambassador hanno bisogni di fiducia e della libertà necessaria per essere il più spontanei possibili nelle loro comunicazioni sui propri social media, ovviamente con delle linee guida specifiche e condivise. E’ importante che per i dipendenti parlare del proprio lavoro resti in piacere e non un dovere.
- Definizione di obiettivi chiari e condivisi: le linee guida da fornire ai dipendenti devono prevedere dei chiari obiettivi aziendali da raggiungere, di modo che i contenuti realizzati o condivisi dai dipendenti siano in linea con gli obiettivi aziendali che possono variare in base al periodo. Alcuni esempi di obiettivo su cui redigere le linee guida possono essere: awarness, per dare maggiore visibilità al brand e agli eventi, lead generation per ottenere contatti importanti per l’azienda oppure Company Reputation, per trasmettere i valori aziendali e la mission e la vision dell’azienda.
- Comunicazione delle linee guida: è fondamentale definire una serie di linee guida condivise dai dipendenti che saranno gli ambassador, affinché sappiano cosa sia meglio fare e cosa non fare mai. Parlo di condivisione perché se le linee guida venissero stabilite soltanto dai vertici aziendali, i dipendenti potrebbero non essere d’accordo e quindi subire una decisione che diventa regola, obbligo che può portarli all’insoddisfazione e questa si riverserebbe inevitabilmente sui social media definendo l’insuccesso dell’intera attività di Employee Advocacy. A questo proposito Linkedin suggerisce 4 best practice da porre in essere per trasformare i dipendenti in perfetti ambassador dell’azienda sul web:
- Identifica gli ambassador potenziali. Non tutti i dipendenti sono avvezzi a questa tipologia di comunicazione, quindi è fondamentale individuare dei gruppi di lavoro idonei.
- Forma i dipendenti: è necessario che i dipendenti prescelti come ambassador conoscano la piattaforma social su cui andranno a parlare dell’azienda e siano invogliati conoscendo i vantaggi personali e professionali che potrebbero trarre attraverso la partecipazione a questa attività.
- Fornisci contenuti e strumenti: in questo modo aiuterai i dipendenti a condividere i contenuti che sono rilevanti per l’azienda. Questa parte può essere realizzata segnalando con una mail agli ambassador segnalando articoli importanti o in trend per il mercato a cui si rivolge l’azienda. Incentivare i dipendenti che si applicano ad aiutare la propria azienda con premi, riconoscimenti o regali è la via migliore verso il successo.
- Misura le performance: qualsiasi attività va misurata, trasformata in dati da osservare per vedere se sta funzionando oppure per migliorare ulteriormente le performance. Un consiglio utile per velocizzare il processo di analisi è quello di far inserire parole chiave univoche che è possibile tracciare e misurare.
Quali sono gli svantaggi e i pericoli reputazionali dell’Employee Advocacy?
Gli svantaggi dell’Employee Advocacy si subiscono solo nel caso in cui siano stati commessi gravi errori nella scelta degli ambassador oppure nella creazione della strategia. Il vero problema è che se praticata male, l’Employee Advocacy può causare vere e proprie crisi reputazionali aziendali e danni reputazionali per gli ambassador.
Prima di farvi qualche esempio, avrete notato che ho ripetuto più volte il discorso legato alla condivisione tra Azienda e dipendenti delle linee guida da adottare e dell’importanza che ha incentivare e far sentire gli ambassador veri e propri membri dell’azienda come persone e con libertà di espressione e proposte di idee, perché in questa attività non può esserci nulla di peggiore di avere dipendenti e ambassador insoddisfatti e che non condividono i valori aziendali.
Se l’azienda per esempio decide di porre in essere l’obiettivo di lead generation attraverso i propri dipendenti è importante capire come fare per acquisire nuovi clienti senza fargli fare SPAM ai contatti con un bot o un messaggio privato da inviare a tutti i suoi contatti. Perché? Gli utenti dei social network sanno riconoscere lo spam e non gli piace, quindi il rischio è che il contatto del vostro dipende che riceve spam, si infastidisca e lo blocchi, rendendo l’attività di Employee Advocacy un’attività che allontana i suoi conoscenti invece di incuriosirli e affascinarli sino a creare vere e proprie crisi reputazionali aziendali. Per approfondire questo esempio vi consiglio la visione del video di Matteo Flora sullo SPAM perché oltre ad essere un professionista e professore, in questo video spiega il fenomeno con un fatto realmente accaduto e quali ripercussioni avrebbe potuto avere.
Mi auguro di essere stata esaustiva affinché possiate sapere cosa si intende per Employee Advocacy e/o decidere se usare questo strumento per la vostra azienda.
Per ulteriori informazioni, dubbi, domande o esperienze, scrivetemi.
#beaware
Annalisa

