Da anni sono una sostenitrice dell‘educazione digitale e del fatto che dovrebbe essere inserita nelle scuole come una vera e propria materia di studio.
Ho già trattato questo argomento in un mio post del 2017, ma con un taglio differente e più legato alla privacy e ai rischi che si potrebbero correre con un utilizzo scorretto e superficiale dei social network da parte dei genitori, non in mala fede, ma proprio per ignoranza, intesa come mancata conoscenza degli strumenti, nei confronti dei minori.
In questi anni e soprattutto “grazie” alla pandemia che ha costretto tutti a restare in casa, nei due mesi di lockdown c’è stato un ulteriore e rapido incremento sia di utilizzo che di nuovi utenti sui social network.
Sottolineo che i social non sono il male, ma che usati in modo scorretto possono portare a una serie di comportamenti aberranti con annesse conseguenze perché il web non dimentica.
Finalmente anche lo Stato si è accorto di quando sia importante attribuire una regolamentazione al digitale e intravedo lo spiraglio della possibilità che si possa vedere finalmente introdotto nelle scuole qualcosa che si avvicini all’educazione digitale.
Ci lamentiamo dei ragazzi, delle nuove generazioni spesso e volentieri, ma forse il problema a monte è l’educazione che gli forniamo che è deficitaria.
Se per le nostre generazioni l’educazione era basata sul rispetto di regole imposte e il “pugno di ferro”, ora questo sistema educativo non funziona più e dovremmo insegnare ai nostri figli il sacro valore della responsabilità essendo noi per primi ad assumerci la responsabilità delle nostre azioni e attribuendole il valore che merita. Dobbiamo esser sempre consapevoli che a ogni azione che compiamo corrisponde una reazione esatta o contraria.
Partendo da questo presupposto e con la consapevolezza che i social funzionano come “amplificatori sociali” non ci resta altro che fermarci a riflettere.
Quanto siamo consapevoli e responsabili dei contenuti che pubblichiamo sui nostri canali social?
Da quel che vedo purtroppo, molto poco. Vi faccio un esempio semplice e banale.
Quanti di voi sono genitori di bambini ora ancora piccoli per presenziare sui social?
Vedo adulti pubblicare selfie, story, stati che sarebbe bene non fossero esposti in pubblica piazza e i social sono pubblici, che lo vogliate o meno! Le serate passate a bere con gli amici, i memes che per le policy non dovrebbero neppure esistere sui social (che hanno la colpa di non riuscire ad analizzare la mole di dati che produciamo quotidianamente), a esplicito contenuto sessuale, contenenti razzismo, odio, omofobia e molto altro.
Questa è completa mancanza di responsabilità di noi adulti in primis, perchè?
Perché il web non dimentica e le “bravate” dei genitori saranno sotto gli occhi dei loro figli in un tempo davvero breve e sicuramente non saremo d’esempio per loro.
La presa di coscienza e responsabilità degli adulti è l’esempio che dovremmo fornire alle nuove generazioni perché facciano altrettanto.
Nessuno vieta a ciascuno di noi di scegliere di fare la vita che più sente sua, il problema è legato al fatto che non ci si accorge di rendere pubbliche e a disposizione di tutti, il proprio privato, la propria intimità, con tutte le conseguenze di sorta.
Se solo ciascuno di noi si assumesse la responsabilità delle proprie azioni e on e off line e facesse qualche ora di educazione digitale sono certa che avremmo un internet migliore e dei ragazzi responsabili e quindi ne trarrebbe giovamento tutta la società.
Il mio consiglio è quello di soffermarsi a riflettere ogni singola volta che decidiamo di pubblicare qualcosa on line per avere il giusto tempo per capire se è bene quel che stiamo dicendo al mondo e quindi anche ai più giovani e, se capiamo che non lo è, varrebbe la pena non cliccare quel tasto che ci consente di condividere il post.
Qui vi lascio il video di Rudy Bandiera che mi ha stimolata a mettere nero su bianco questa visione del mondo on e off line.
Voi vi ritenete adulti responsabili?
Rispondetemi pure qui sotto nei commenti.
#beaware

