Site icon Annalisa Vicari

Dalla Roulette Russa al Blue Whale: perché è più importante condividere che vivere?

Da sempre esistono “giochi” con cui giovani e giovanissimi provano l’”ebbrezza” di perdere la vita. Prima dell’avvento dei social network il più diffuso aveva il nome di Roulette Russa! Quanti sono morti con questo stupido “gioco” non è dato saperlo.
Con l’avvento dei social network era abbastanza ovvio che si sarebbe trovato un altro stupido “gioco” con cui morire giovani e di propria sponte, perché come nella famigerata canzone di Fedez e J-Ax che avrete ascoltato tutti la scorsa estate, “E’ più importante condividere che vivere”. Ed ecco che arriva “Blue Whale”!
Dalla tarda serata di lunedì della scorsa settimana, sino al week end, le bacheche di Facebook si sono riempite di stati colorati, link, condivisioni e commenti in cui si menzionava “Blue Whale”.
Perché?
Lunedì sera è andato in onda a “Le Iene” un servizio centrato su questo nuovo “gaming”, in voga tra i giovanissimi che ha la stessa conclusione per tutti i giocatori: il suicidio.
Tralasciando il modo con cui i media tradizionali hanno passato la notizia e affrontato questo delicatissimo tema, cerchiamo di capire cos’è accaduto sui social!
“Blue Whale” pare sia partito in Russia su VR più di un anno fa.
Mi era capitato alcuni mesi fa di sentire menzionare questi vocaboli e dato che googlo e mi informo matematicamente su tutto ciò che non conosco, ero andata a cercare e avevo scoperto che si trattava di un nuovo trend giovanile che durava 50 giorni con 50 prove assurde da affrontare, imposte da un “Master”, sino a giungere all’ultima prova del 50esimo giorno di questo “gioco al massacro” che consiste nel cercare il palazzo più alto e accessibile della città, salire in cima e lasciarsi cadere nel vuoto riprendendo il tutto sino alla rovinosa caduta al suolo per postarla sui social.
Come si può evincere, nessun partecipante ne  è mai uscito vivo e i giovani suicidi sono stati più di 200 fino ad oggi, non solo in Russia, perché nel frattanto il “gaming” si è diffuso in tutto il mondo.
Una prima domanda che ci si deve porre è : i social sono colpevoli di questi suicidi?
La mia personalissima risposta è NO! Può essere più intelligente dire che i social spesso sono utilizzati in modo errato e ciò provoca conseguenze di questo tipo in una società che non è pronta o educata al mondo digitale, infatti le differenti generazioni vi si approcciano in modo del tutto diverso e il salto generazionale tra genitori e figli in questo modo è ancora più ampio.
Chiamare la “Blue Whale” semplicemente “gaming” è già una comunicazione errata! I giochi sono ben altri.
Guardando gli status di facebook mi sono posta un’altra domanda: come mai io che non sono genitore, sapevo dell’esistenza del “Blue Whale”, mentre moltissimi italiani l’hanno scoperto solo dopo un servizio televisivo?
Purtroppo gli adulti pongono troppa poca attenzione alle novità in generale o forse hanno perso la curiosità.
Sarebbe bello usare i social per condividere esperienze di vita, far riflettere, collaborare per cercare soluzioni a problemi comuni, invece che divenire “Leoni da tastiera”, Haters, emettere giudizi e sentenze senza possibilità di appello. Ricordare che oggi i giovani hanno tutto e subito, che vivono di social, selfie e noia.
La criminalizzazione dei social è all’ordine del giorno, ma i social siamo noi! Se noi per primi non usiamo le regole della corretta educazione, non potremo dare l’esempio a questi giovani nati con la tecnologia in tasca.

#beaware

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