Negli ultimi tempi mi accorgo sempre più quanto risulti difficile esprimere il proprio pensiero, comunicare e affrontare i problemi quotidiani.
Vivo a Milano che viene definita la città “perfetta” rispetto al resto di Italia, ma mi ritrovo costantemente ad affrontare problemi risolvibili con della sana comunicazione e delle semplici e sintetiche “segnalazioni”.
La burocrazia è infinita e ormai a molti è passata la voglia di combattere, non a me!
La libertà di espressione è un diritto costituzionale che viene trascurato.
I social networks e in generale il web ci permettono ancora di esercitare il nostro diritto di libertà di espressione e vi invito ad utilizzarlo nel quotidiano.
Da soli siamo una goccia nel mare, ma il mare è costituito da micro goccioline che ne fanno la sua profondità.
Vi propongo un esempio per concretezza e per dimostrarvi come sia giusto ed efficacie utilizzare la nostra libertà di espressione.
Sabato mi sono alzata presto perché dovevo fare la spesa e la temperatura esterna era altissima, quindi parto verso il supermercato più vicino a casa che ha tutti i prodotti che mi occorrono. Giunta al supermercato mi premuro di tirare fuori l’”eurino” per prendere il carrello. Entro e comincio la mia spesa con frutta e verdura, quindi prendo il guanto in plastica, lo metto sulla mano destra e al contempo prendo un po’ di sacchetti. Sì, perché il metodo del supermercato in questione è quello che il cliente si preoccupi di prendere il prodotto, inserirlo nel sacchetto di plastica, recarsi alla bilancia tenendo a mente il numero di ciò che si è preso e attendere che questa emetta il prezzo con il codice a barre per la cassa. Immaginerete anche voi che questo procedimento faccia perdere tantissimo tempo perché non si possono tenere a memoria più di tre numeri per volta per la pesa che prevede la “coda”. In circa mezz’ora ero riuscita a prendere quasi tutto ciò che mi occorreva, mi mancavano solo 3 prodotti da pesare, quindi mi allontano dal carrello, peso i prodotti, applico il prezzo e mi giro a prendere il mio carrello, peccato che il mio carrello non c’è più!
Guardo bene pensando di esser semplicemente sbadata e di non averlo visto. Mi accorgo che effettivamente il mio carrello non c’è! Le persone che avevo intorno mi chiedono se ho perso il carrello, e io rispondo di sì, ma nessuno l’aveva visto. Beh, direte voi, l’avrà preso qualcuno per sbaglio! E’ esattamente ciò che ho pensato io, così faccio il giro del supermercato, ma nulla. Torno nel reparto frutta e verdura e mi rivolgo al capo reparto dicendogli che mi avevano rubato il carrello e la sua risposta è stata: “Signora, siete qui in 4…” senza nemmeno guardarmi in faccia, si gira e se ne va.
Sono frastornata dal fatto che qualcuno avesse davvero potuto rubarmi il carrello e che il capo reparto non si fosse minimamente preoccupato dell’accaduto, quindi faccio un altro giro e intanto penso e rifletto sul fatto che quel capo reparto non avrebbe dovuto avere un atteggiamento simile con un cliente, quindi torno indietro ed educatamente, a voce bassa gli dico che per il suo lavoro, non è bene rispondere così a un cliente e riesce nuovamente a sorprendermi con la sua risposta: “Signora, io sto lavorando” con tono arrogante e girando di nuovo i tacchi. A quel punto del carrello mi importava ben poco, avevo capito che non avrei proseguito i miei acquisti all’Esselunga, ma se il cliente non viene ascoltato è grave e ci rimette tutta l’azienda, quindi vado spedita all’assistenza clienti dove trovo Raffaella. Una signora molto gentile e competente e spiegatole l’accaduto si preoccupa di dirmi che il collega è imperdonabile e che provvederà alla segnalazione al direttore. La segnalazione è stata fatta via telematica davanti a me, quindi affidabile. La guardia mi accompagna a fare un altro giro con me per reperire il carrello, ma nulla. A fine giro Raffaella mi chiede quanto avevo messo nel carrello, 1 euro e rammaricata me lo restituisce.
Io esco iraconda dal supermercato e scrivo la mia recensione su google, come local guide, tenendo altamente in considerazione l’ineccepibilità del comportamento di Raffaella e del servizio di sicurezza.
In buona sostanza, se tutti si fermassero uno o due minuti a offrire alla collettività la propria esperienza sui social network o sul web, oppure fisicamente nel punto vendita, probabilmente questi piccoli problemi potrebbero non esistere più.
In questo caso specifico quel capo reparto non è stato intelligente e si è basato sulla sua esperienza per cui pochissime persone investono il proprio tempo per aiutare gli altri clienti e l’azienda stessa con una segnalazione.
Siamo in un periodo di crisi economica esageratamente sentita, milioni di persone aspirano ad un posto di lavoro, quindi in quanti molto più competenti potrebbero prendere il posto di quel capo reparto? A voi la risposta.
Il problema che riscontro negli italiani, specie nei milanesi, è la fretta e quindi non è impensabile fermarsi due minuti in più per aiutare la collettività.
Il mio è un appello! Per favore, comunicate, ora che potete, le vostre esperienze con la comunità.
#beaware

