
Quelle meritate ferie che occorrono per riposare, festeggiare… Anzi, spesso e volentieri, in questa piccola, piccolissima Italia, chi ha il privilegio di “essere posto fisso” non ammetterebbe mai di non poter andare a fare shopping di domenica durante un giorno di Festa e direbbe sicuramente che quei lavoratori sono fortunati ad avere un posto di lavoro, quindi non hanno diritto di lamentarsi “con la crisi che c’è lavorare è un privilegio”.
Poco importano le condizioni di lavoro per cui i nostri avi hanno lottato dando anche la vita. Per tutti la normalità è questa. Avere la “fortuna” di trovare un lavoro, anche in nero o con uno pseudo contratto che non prevede alcuna tutela per il lavoratore, che prima di esser tale è una persona con diritti e doveri, come dice un caro vecchio articolo della Costituzione italiana.
L’errore è proprio questo, accettare sempre qualsiasi condizione pur di guadagnare del denaro, in quantità inappropriata rispetto al lavoro svolto, ed essere frustrati, ma felici di essere entrati a far parte volontariamente (inconsciamente) nella dorata schiavitù del sistema.
Nessuna ribellione, nessuna rivolta…tanto non si può fare niente…mera accettazione di tutto.
Vorrei proporvi una poesia datata 1947 di Primo Levi, provate ad estrapolarla dal campo di concentramento delle Seconda Guerra Mondiale e trasporla ai giorni nostri e ditemi se non convenite con me che è estremamente, terribilmente, attuale.
Oggi non ci uccidono fisicamente per un sì o per un no, ma psicologicamente lo fanno e Voi è la nuova classe borghese arricchitasi grazie alle sofferenze e al sudore della fronte dei propri genitori che dalla vita non ha imparato nulla e vive beatamente nella sua meravigliosa gabbia dorata pensando di essere meglio degli altri e illudendosi di essere felice.
Vorrei inoltre sottolineare che per la generazione dai 30 ai 40 anni, senza futuro né presente, ancora a carico dei genitori, non per scelta, “Se questo è un uomo” calza a pennello. Se non si hanno parenti o amici generosi e non si trova un posto di lavoro, non ci può essere una “tiepida casa”, “il cibo caldo” o “i visi amici”.
Il mio è un invito alla riflessione.
Grazie.
SE QUESTO E’ UN UOMO di PRIMO LEVI 1947
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore,
stando in casa, andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
